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Tagli al gambling, doppio rischio per i cittadini. La palla passa a Gentiloni

su Alex di Maggio | Pubblicato il December 23 2016 | Inserito in Notizie
Tagli al gambling, doppio rischio per i cittadini. La palla passa a Gentiloni | {bonus}

Tagli si, tagli no, tagli forse. Non è una nuova versione del ritornello di un vecchio brano di Elio e le storie tese che ha spopolato a Sanremo, ma un voluto e ironico riadattamento legato all’esame della riforma del settore del gambling. Il governo Renzi aveva infatti proposto un taglio di 130mila slot machine e di 10mila sale gioco entro il 30 dicembre del 2017, ma l'approvazione lampo della nuova Legge di Stabilità ha rimandato a data da destinare la decisone sul futuro del Giochi Pubblici.

Dal settore arriva un appello al premier Gentiloni

Secondo gli addetti ai lavori l'integrazione del nuovo testo Giochi graverebbe su due aspetti: lato Erario, infatti, causerebbe mancati introiti per 1,3 miliardi di euro, lato occupazione metterebbe a rischio ben mezzo milione di posti di lavoro. L’allarme arriva direttamente da Fabrizio Curcio, numero uno della SAPAR, Associazione Nazionale Servizi e Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative, che aderisce a Confesercenti e riunisce 1800 imprese del settore. All’Ansa, Curcio ha commentato con scetticismo la proposta avanzata in sede di Conferenza unificata. L’idea lanciata da Renzi e al vaglio del nuovo governo Gentiloni è ancora in fase di approvazione, e deve prima “passare” da un accordo tra lo Stato e gli enti che hanno competenze sul territorio, ossia Stato e Regioni.

Sotto accusa da parte di Curcio una tempistica che sarebbe stata ridotta dai tre anni inizialmente previsti ad un adeguamento in 12 mesi per la riduzione del 30% delle nuove slot: “Il taglio delle entrate erariali rischia di determinare un aumento di tasse su famiglie e aziende". Secondo Curcio, la proposta dei tagli alle slot, che trova i suoi “natali” dalla mente del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta “comporta un impatto pesante sotto punti di vista differenti. Intanto le aziende che dovranno ridurre gli apparecchi hanno già fatto investimenti e proiezioni, e ora si trovano a fare i conti con i propri bilanci completamente disorientate. Arriveremo infatti a sapere come cambierà la situazione soltanto alla vigilia di Natale, con l’ipotesi di avere un decreto attuativo soltanto a febbraio 2017. Tempi veramente molto ridotti dal punto di vista delle dinamiche aziendali”.

500mila posti di lavoro in bilico

I tempi ristretti graverebbero quindi in maniera non certo secondaria le aziende del settore. Le stime parlano di 5.500 aziende, 110mila esercizi pubblici, 50mila tabaccherie e 6mila sale specializzate, per non parlare delle aziende che si occupano di manutenzione e ricambistica. Per l’intera filiera, i tagli del 30% causerebbero una perdita complessiva di 500mila posti di lavoro. Inoltre, secondo la SAPAR, le aziende non solo costituirebbero un patrimonio per le casse dello stato e un’importante fonte occupazionale, ma garantirebbero anche un presidio di legalità, visto l’apporto decisivo nello smantellamento, a partire dal 2003, della fitta rete di gioco illegale spesso gestita da organizzazioni criminali. “Per il gioco problematico, bisogna trovare una soluzione di tipo culturale e strutturale. La collisione tra le norme nazionali e locali deve essere risolta, ma non certo in una notte. Non è possibile infatti legare questo problema alla legge di manovra”.

Dinamiche politiche e riforme peserebbero dunque ancora una volta sul mondo del lavoro e sui cittadini comuni, che in un brevissimo lasso di tempo potrebbero ritrovarsi da un lato senza lavoro - visti i 500mila posti di lavoro in bilico - dall’altro con maggiori tasse da fronteggiare, in considerazione dell’ingente perdita di 1,3 miliardi di euro a cui la riforma sottopone le casse dello stato. La partita a scacchi tra Governo, Enti locali e cittadini sembra essere ancora lunga, ma resta imprescindibile l’importanza della voce del popolo che chiede soluzioni meno drastiche.