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Gioco d’azzardo: dallo Stato ai Comuni, tutte le novità legislative del 2017

su Alex di Maggio | Pubblicato il December 28 2016 | Inserito in Notizie
Gioco d’azzardo: dallo Stato ai Comuni, tutte le novità legislative del 2017 | {bonus}

La crisi di governo, almeno per il momento, sembra passata. La riforma elettorale rimane la priorità, ma un altro settore reclama attenzione per sistemare la propria situazione: il gioco d’azzardo. I diversi movimenti no slot hanno trovato attuazione soltanto in alcuni provvedimenti comunali e regionali, senza però riuscire a dare una scossa al problema ludopatia. L’intervento del governo, più volte invocato, è stato rimandato prima al risultato del referendum e ora al 19 gennaio, quando ci sarà il prossimo incontro tra Stato ed enti locali. Sarà la data decisiva? Difficile immaginarlo, perché è almeno il terzo posticipo del meeting nell’ultimo mese. Nel mezzo il Premier Gentiloni deve ancora completare le sue nomine e conferire le deleghe: in mancanza di un referente dell’esecutivo delegato ai giochi è impensabile concludere la trattativa.

La questione non è più soltanto etica ma ormai anche sanitaria, come sottolineato dal direttore dei Monopoli Aronica. Se prima ci si poteva illudere che limitare il gioco d’azzardo fosse un modo per mostrare una società più civile, oggi l’attenzione dev’essere portata soprattutto ai cittadini. Perché almeno 20 milioni di italiani hanno giocato d’azzardo una volta nella vita, circa 800.000 soffrono di gioco d’azzardo patologico. Una malattia ormai riconosciuta, che però è carente di centri pensati per la cura. Un risultato a cui tendono alcune regioni, consapevoli della necessità di fondi che spesso non ci sono. È il caso della Regione Puglia, che cerca finanziatori per mettere in pratica il proprio progetto contro la ludopatia. Assistenza telefonica e centri d’accoglienza per i giocatori problematici resteranno soltanto una bella idea, se non si dovesse trovare uno sponsor intenzionato a sostenere gli alti costi. Anche perché la regione ha già messo a bilancio una spesa di 150.000 euro per l’istituzione di un Osservatorio sul gioco d’azzardo patologico, e non può permettersi di sborsare cifre più alte.

Il governo Gentiloni sembra andare verso una conferma dei punti fondamentali della legge di stabilità prevista da Renzi

Con la differenza che la riduzione del 30% di slot machine sul suolo nazionale, passando dalle 420.000 attuali alle 280.000 paventate dall’ex Premier, non verrà attuata. O almeno non in maniera totale. Per riuscirci la macchina del governo avrebbe necessitato un’attivazione più celere di quanto accaduto alla luce degli ultimi avvenimenti politici. Gennaio sarà comunque troppo tardi, e l’obiettivo può essere rimandato al 2018, nella migliore delle ipotesi.

Le nuove norme sul gioco non sembrano comunque capire la reale entità del problema. Passi la nuova gara d’appalto per la gestione del Superenalotto, che garantisce fondi preziosi per le casse dell’erario. E passi anche la riduzione del reparto scommesse dell’ippica, tra l’altro uno dei meno sviluppati in Italia. Ma la creazione di una “lotteria dello scontrino”, in cui acquisto regolare funge da vero e proprio biglietto, è un grosso passo indietro nella lotta alla ludopatia. In questo modo si rischia di attirare nel settore dell’azzardo anche chi non si è mai affacciato. Sull’amo un biglietto-scontrino magari vincente, ma abboccando si finisce nella padella della dipendenza dal gioco. Se è lo Stato a metterci la canna da pesca, è evidente che qualcosa nella prevenzione non ha funzionato. Semplice errore di valutazione o consapevolezza che il settore del gambling costituisce una fetta delle entrate Statali difficile da ignorare?

Mentre il governo centrale studia delle mosse che producono effetti controversi, sono gli enti locali a muoversi per contrastare il fenomeno della ludopatia.

Tra le decisioni prese da più comuni, il distanziometro sembra avere gli effetti migliori. Con la preziosa protezione del Consiglio di Stato, che ne legittima la validità estendendola alle sale scommesse. L’idea di allontanare da scuole, ospedali e luoghi sensibili sale scommesse e mini-casinò può diminuire l’impatto dell’azzardo su alcune categorie a rischio, come i neo maggiorenni e gli anziani. Per i primi si sta pensando anche di organizzare incontri nelle scuole per parlare dei pericoli delle scommesse: come in ogni malattia, la prevenzione è spesso più efficace della cura. Intervenire sugli anziani sembra invece più complicato, essendo più restii a riconoscere la dipendenza. Per questa fascia d’età è nulla anche la limitazione degli orari d’apertura, molto utile per i lavoratori. Le regioni e i comuni hanno adottato scelte differenti negli intervalli di chiusura, ma tutte hanno conservato una piccola possibilità per gli impiegati, a volte permettendo agli esercenti di far giocare fino alle 22. Un segnale inquietante, per una legge che chiudendo la porta ai giocatori compulsivi spalanca una finestra. Inutile ricordare quanto sia facile per chi è affetto da questo genere di problema rimanere nel vizio a tutti i costi.

Le prossime mosse a livello locale riguarderanno la concessione di esenzioni fiscali fino al 50% per gli esercenti no slot.

La proposta è già stata avanzata in diverse regioni, ma per il momento rimane soltanto un’idea. La cronica mancanza di fondi è una zavorra di cui sarà difficile liberarsi, a conferma di quanto gli incassi dal settore gambling siano fondamentali per dare linfa all’ economia regionale. Un altro provvedimento potrebbe essere la rimozione di slot machine da luoghi come alberghi e ristoranti, dove costituiscono una serie di extra preziosi per i proprietari. In questo caso l’ordinanza sarebbe meno onerosa per chi la approva, creando problemi alle attività turistiche. Prima di passare all’applicazione di queste ordinanze, bisognerà capire la posizione dello Stato nella questione. In più di un’occasione i proprietari dei comuni hanno sottolineato l’inutilità di applicare una legge limitata in assenza di un provvedimento valido per gli esercenti limitrofi. Le città virtuose rischierebbero in questo modo di far perdere clientela alle proprie attività senza risolvere il problema: i giocatori patologici si sposterebbero infatti di pochi chilometri per trovare una sala scommesse senza limitazioni legislative. Sono tanti quindi gli esercenti a chiedere l’intervento statale, con una chiarezza che manca in un settore delicato. Troppo delicato per continuare a rimandare una decisione che può salvare migliaia di cittadini italiani dal tracollo economico.

La priorità rimane la legge elettorale, non c’è dubbio. Ma sarebbe bene trovare il tempo per sistemare il gioco d’azzardo: più instabile del governo italiano c’è solo la legislazione sul gambling.